Plectra Ensemble     gruppo femminile a pizzico  

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Storicamente le donne hanno avuto una posizione marginale all'interno del mondo musicale ed ancora oggi la loro produzione - salvo rare eccezioni - è assente sia dai programmi di studio che dai programmi di sala.

Per secoli fu proibito alle donne di esibirsi in pubblico, nel '600 era consentito solo all'interno dei monasteri e nei teatri esclusivamente nel ruolo di cantante; alle donne veniva concesso di dedicarsi alla musica solo a livello privato, amatoriale, così che la professione di musicista è rimasta loro alienata a lungo.

Forse è questa la ragione per cui l'opera di quelle donne che riuscirono a dedicarsi alla composizione sfidando le convenzioni suscita oggi tanto fascino e ci spinge alla ricerca.





Il gruppo a pizzico PLECTRA nasce con una doppia finalità: la rivalutazione del mandolino quale strumento "nobile" ed il recupero di una espressione musicale femminile a tutto tondo.

Strumento intimo ma allo stesso tempo brillante, adatto allo studio musicale tanto nei salotti aristocratici che nelle cucine, il mandolino è stato da sempre voce di un mondo femminile negato manifestando fin dal suo primo diffondersi una peculiare affinità con le donne.

Il repertorio, aderente ad una scrittura per organico a plettro anche quando si avvale di trascrizioni, spazia dai primi scritti del '600 ai giorni nostri, e si avvale di una ricerca che vuole restituire spazio ad una identità musicale sommersa oltre che essere stimolo alla creazione di nuove composizioni per mandolino.

 

DONNE in MUSICA

Gli studi antropologici hanno evidenziato come l’espressione musicale sia una naturale attitudine sia degli uomini che delle donne, ed il suo sviluppo fondamentalmente legato ai  costumi locali. 

Testimonianze che risalgono fino al 5000 a.C. indicano importanti funzioni della donna rispetto la musica nelle sacerdotesse-musiciste che detennero il potere per molti secoli (Egitto, Babilonia, Assiria, Caldea).

Con lo sviluppo delle civiltà, il ruolo della donna in musica venne rielaborato e ridefinito fino alla loro estromissione con l’avvento del Cristianesimo. Nel 318 il canto delle donne in Chiesa venne proibito, con il Consiglio di Laodicea del 367 i Cori in Chiesa divennero appannaggio esclusivamente maschile, il canto delle donne venne relegato nei conventi e i termini musicali usati per designare le parti vocali più alte rispetto il range maschile cambiate da soprano in superior.

Le giustificazioni addotte per questa esclusione includono il pericoloso fascino della voce femminile (e non solo della voce) e la necessità di eradicare il paganesimo  delle antiche Dee e dei loro rituali “orgiastici”.

E’ solo con il Rinascimento che viene recuperata la voce femminile, con lo sviluppo della musica popolare ma soprattutto con la fioritura delle Arti nelle Corti, e prima fra tutte la Corte D’Este di Ferrara. Si comincia a coltivare l’educazione musicale delle donne, l’iconografia è piena di donne che suonano la viola, il flauto, il liuto, il clavicembalo.[1] 

Le condizioni che permettevano ad una donna educazione e pratica musicale erano l’entrata in convento, l’appartenenza ad un ceto elevato (corti, salotti aristocratici), l’esser figlie d’arte (Atonia Bembo, Francesca Caccini)  o l’affiancare confinate nell’ombra il lavoro di mariti, padri e fratelli celebri (Nannerl Mozart,  Anna Magdalena Bach, Clara Schumann, Fanny Mendelssohn, Alma Mahler, Elsa Respighi).

Il problema non era quindi “l’attitudine” musicale ma la possibilità di “accedere” ad un contesto culturale che lo storico ruolo della donna nell’ambito delle “cure” sociali e la sottomissione ad una cultura maschile negavano.

La ricerca di un mondo musicale femminile conduce sempre, dolorosamente, a quel dominio maschile che predicava l'insignificanza e l’inettitudine della donna, che sosteneva il suo solitario destino nell’obbligo  di "piegarsi, mettere a tacere la sua individualità per rispondere alle aspettative degli altri, sottomettersi al destino comune delle donne". [2]

Dal Medioevo fino al XXº secolo si ritrovano quindi nella storia dell'occidente ideologie che giudicano "poco conveniente" per una donna il fare musica o comporre. Le donne che hanno avuto la possibilità di avere un'educazione musicale veramente approfondita sono rare eccezioni. In genere alle donne era permesso dedicarsi alla musica a livello amatoriale e la professione di musicista, ad eccezione di quella di cantante, è rimasta loro negata a lungo: in nessuna epoca le musiciste hanno potuto disporre di se stesse liberamente, ma sempre in un contesto imposto loro dagli uomini.

La tesi dell'unicità del genio musicale prettamente maschile e modelli sempre più vincolanti di femminilità hanno creato mille pregiudizi sulle donne-artiste e sulla loro presunta inadeguatezza fino a condurre a credenze misogine. [3]

Nonostante tutto, la storia ci restituisce donne determinate e caparbie nel seguire le proprie tendenze musicali contro ogni avversità.

Forse è questa la ragione per cui l'opera di quelle donne che riuscirono a dedicarsi alla composizione sfidando le convenzioni suscita ancora oggi tanto fascino e ci spinge alla ricerca.


Rif.

[1] Drinker, Sophie - Solie, Ruth A. Music and women: the story of women in their relation to music Feminist Press 1995  

[2] Calabrese, Rita – Chiavetta, Eleonora  Della stessa madre, dello stesso padre  Luciana Tafuri, Ferrara 1996

[3] Gatti, Giuliana Donne e musica: creatività femminile tra pedagogia ed educazione musicale Università degli Studi di Verona, Facoltà di lettere e filosofia, 1998-1999